53 - 52 - 51 - 50 - 49 - 48 - 47 - 46 - 45 - 44 - 43 - 42 - 41 - 40 - 39 - 38 - 37 - 36 - 35 - 34 - 33 - 32 - 31 - 30 - 29 - 28 - 27 - 26 - 25 - 24 - 23 - 22 - 21 - 20 - 19 - 18 - 17 - 16 - 15 - 14 - 13 - 12 - 11 - 10 - 9 - 8 - 7 - 6 - 5 - 4 - 3 - 2 - 1 - 0.

19.3.11

La mia famiglia.



La famiglia è e sara sempre un'istituzione, un punto fisso su cui contare.
Io non mi sono mai, e dico mai, sentita parte integrante di una famiglia. Non ho una famiglia allargata, non ho cugini, ho solo i miei genitori e i nonni da parte di mia madre.
Questo per dire cosa?
Per dire che io ho sempre pensato: io, mia madre e il suo secondo marito, Alberto, siamo tre persone che vivono sotto lo stesso tetto e che si vogliono bene.
Si vogliono bene, non si amano, sottolineo.

Le nostre vite non hanno nulla in comune.
Non stiamo insieme durante la giornata, non facciamo gite, non facciamo vacanze.
Il punto di raccolta consiste nel mero pasto a tavola, perchè nemmeno la colazione si fa assieme.
Per il resto, vivendo in una casa a tre piani, facciamo in modo di non incontrarci mai; mia madre gira e non sta ferma un secondo, da brava casalinga quale è; Alberto rimane fuori casa al mattino, e al pomeriggio per gli affari suoi; poi ci sono io. Che solitamente rimango nello studio, e quando sento una presenza genitoriale scendere le scale mi affretto a salire.
Non passiamo mai tempo insieme.

Le conversazioni si riducono ai "tutto bene a scuola?" o "hai preso dei voti oggi?", due della lunga serie di domande inutili poste dal genitore al figlio.
"Come stai?" e "tutto bene?" sono optional tra di noi.
Perchè in realtà a nessuno interessa veramente se l'altro ha dei cavilli per la testa o no.
Tanto non sarebbe in grado di risolverli.

I miei genitori litigano spesso. Piccole cose, causa della noiosa quotidianità in cui sono piombati. Ma che comunque non fanno mai piacere.
Io non discuto spesso come una volta con loro, perchè ci siamo stufati, l'abbiamo fatto tanto che abbiamo perso le forze. O almeno, io le ho perse.

I miei nonni: sono avanti con l'età, ma ancora in buono stato. Loro mi vogliono bene solo perchè non vivono con me. Altrimenti anche loro mi sarebbero ostili ne sono certa. Andiamo da loro ogni domenica, e solitamente sto bene tutto sommato quando sono là. Se anche mangio qualcosina in più non mi rammarico, perchè un sorriso della nonna vale oro per me.

Mi è sempre mancata la vera unità famigliare.
E con il DCA questo fattore sta venendo fuori a dismisura.

I miei genitori vogliono curarmi perchè "devono" farlo, perchè sento un semplice senso di responsabilità nei miei confronti.
Loro mi "riescono a controllare", come mi è stato ripetuto varie volte.
Sentire al telefono parlare mia madre con la professoressa di francese riguardo al mio periodo anoressia dicendo "guardi, abbiamo tutto sotto controllo, non ci sfugge nulla, non ci frega."
Come se fossi un cagnolino da tenere al guinzaglio.
Come se dovessero preparare una missione sulla Luna.

I miei genitori non ammettono i problemi.
Non ammettono a sè stessi per primi, che soffro di DCA.
Non lo accettano.
Non accettano di avere una figlia imperfetta. Una figlia "problematica".
Io sono la loro rovina, mia madre me lo ha detto chiaro e tondo.

I miei genitori pensano che i soldi siano tutto nella vita.
Sono avari, ma non vogliono sembrarlo.
Passano il loro tempo a risparmiare e a non spendere.
Anni di viaggi promessi, di cene, di uscite, non se ne è mai fatto nulla.
"sono soldi per il tuo futuro."
Non me ne faccio nulla dei tuoi soldi se non li intingi con un pò d'amore.

I miei genitori mi hanno dato amore fin quando ero piccola.
Perchè era semplice.
Perchè ero una bambina.
Ora sono cresciuta, male purtroppo, e sono diventata una donna che a loro non piace.
Non credo mi vogliano ancora bene come un tempo.

3 commenti:

  1. Fa male ammettere tutto ciò, ma penso sia utile mettere nero su bianco la propria condizione piuttosto che illudersi di poter ricevere amore da chi non è in grado di darcelo.

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  2. Purtroppo capita spesso che i genitori facciano finta che non ci siano problemi...perchè non affrontarli è più comodo.
    L'amore si può trovare anche in qualcuno che non è della propria famiglia, e si può considerare genitore anche qualcuno con cui non si ha nessun legame di sangue.
    Le persone dovrebbero amarsi per quello che sono, indipendentemente dalla parentela.

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  3. ti capisco, è tt esattamente cm nella mia famiglia, soldi soldi e soldi -_- nn li sopporto più.....assilano lo capisco, mio padre fa finta ke io nn sia malata, cm se nn lo accettasse e lo nascondesse a se stesso, ma i dottori dikono ke il padre è normale ke di fronte a qst malattia si comportino così (nn ho cpt ke senso ha) cmq tieni duro così! nn mollare mai

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